I richiami della Commissione Ue cadono nel vuoto con Irlanda, Cipro, Lussemburgo, Ungheria, Malta e Paesi Bassi, solo l’Olanda ha modificato qualche norma elusiva. Nel corso dell’anno fiscale 2019 imprese e società del Belgio hanno trasferito oltre 172 miliardi di euro verso i paradisi fiscali più noti, contro i 207 miliardi del 2018.

Gli irriducibili permettono di evadere le tasse su royalty, interessi e dividendi, nonostante la commissione europea abbia iniziato a riprenderli già dal 2018. Il Belgio, al contrario, sembra essere l’unico paese a essere sparito dal blocco dei sette che due anni fa la commissione europea aveva indicato per la prima volta come i paradisi fiscali dell’Unione Europea.

Sono i risultati contenuti nei report nazionali pubblicati mercoledì dalla commissione europea.

Belgio. Nonostante il paese non rientri più tra la lista, proprio in questi giorni l’agenzia delle entrate del Belgio ha dichiarato che sono stati trasferiti ben 172 miliardi di euro dal paese verso i paradisi fiscali nel 2019, in diminuzione rispetto ai 207 miliardi del 2018, ma in aumento rispetto ai 129,9 miliardi del 2017 e il doppio degli 82,8 miliardi del 2016.

Irlanda. I dati Eurostat suggeriscono che i pagamenti di royalty in uscita dall’Irlanda nel 2018 rappresentavano il 22% del pil e che il 45% di questi sono stati pagati verso centri finanziari offshore. Per quanto riguarda i pagamenti di dividendi, la quota destinata ai centri offshore è stata del 71% nel 2017. L’attuale applicazione limitata delle ritenute alla fonte sui pagamenti di royalty e dividendi in uscita dall’Irlanda è stata definita dalla commissione europea come un elemento chiave che facilita la pianificazione fiscale aggressiva attraverso il paese.

Cipro. L’assenza di ritenute alla fonte, l’impostazione delle norme cipriote sulla residenza fiscale delle società e gli schemi di cittadinanza-residenza da investimento sono uno strumento idoneo a implementare una pianificazione fiscale aggressiva, scrive la commissione. Al fine di limitare gli effetti di distorsione, Cipro ha annunciato, ma non ancora implementato, alcune misure unilaterali. Queste includono l’introduzione di ritenute alla fonte sui pagamenti di dividendi, interessi e royalties verso i paesi della black list fiscale Ue.

Lussemburgo. A causa dell’assenza o della possibile esenzione delle ritenute alla fonte, i pagamenti in uscita di dividendi, interessi e royalties da società con sede in Lussemburgo verso giurisdizioni extra-Ue potrebbero comportare una tassazione minima o nulla se tali pagamenti vengono tassati nella giurisdizione del beneficiario, indica la commissione al Granducato. E questo accade in un paese in cui gli investimenti diretti esteri in entrata e in uscita sono tra i più elevati al mondo, il 6.000% del pil, circa 3 mila miliardi di euro, secondo uno studio del Fmi pubblicato a fine 2019 (si veda ItaliaOggi del 10/9/2019).

Ungheria. I grandi stock di capitale straniero, insieme all’assenza di ritenute alla fonte sui pagamenti di royalty, interessi e dividendi, possono indicare rischi di una pianificazione fiscale aggressiva. Gli investimenti diretti esteri hanno rappresentato il 164% del pil nel 2017. Un’ampia quota è stata veicolata attraverso società a destinazione specifica (Spe), il che, secondo la commissione, suggerisce una dissociazione tra attività finanziarie e attività economiche reali.

Malta. L’assenza di ritenute alla fonte e gli schemi di cittadinanza-residenza da investimento di Malta rimangono un motivo di preoccupazione per Bruxelles. Il livello elevato di investimenti diretti esteri in entrata e in uscita, un alto livello di dividendi e royalty in percentuale del Pil suggeriscono l’utilizzo delle regole fiscali di Malta per implementare schemi di pianificazione fiscale aggressiva.

Paesi Bassi. I Paesi Bassi sono l’unico paese del blocco a voler dimostrare un cambiamento, che tuttavia non ha ancora prodotto effetti. Il paese ha adottato una nuova ritenuta alla fonte sui pagamenti di interessi e royalties verso i paesi a bassa tassazione a partire dal 2021. Secondo uno studio dal Ministero delle Finanze olandese, nel 2017 nei Paesi Bassi c’erano circa 15 mila società letterbox, con un bilancio di quasi 4.500 miliardi di euro, circa 6 volte il pil del paese. Tra il 2014 e il 2016, circa il 25% dei dividendi e il 45% degli interessi dai Paesi Bassi ha avuto come destinazione paradisi fiscali. Per i pagamenti di royalty, la percentuale ha raggiunto il 75% tra il 2008 e il 2010.

Commento personale: vergogna!

Ricordiamo tutti il sig. Jean-Claude Juncker ex Presidente della Commissione europea, di nazionalità lussemburghese, che non perdeva occasione per bastonare l’Italia.

(fonte: mysolution.it)